La prima volta di un musulmano sul giornale del papa
Domenica, Dicembre 7th, 2008 | Senza categoria
Il nuovo columnist è Khaled Fouad Allam. In sorprendente sintonia con Benedetto
XVI. Entrambi a favore di un dialogo cristiano-islamico che non sia un
compromesso tra le fedi ma un incontro tra le culture
di Sandro Magister
ROMA, 1 dicembre 2008 – Non si sono né visti né sentiti, eppure entrambi, negli
stessi giorni, hanno sostenuto tesi sorprendentemente vicine. Da una parte il
papa, Benedetto XVI, in una lettera-prefazione ad un libro; dall’altra un
pensatore musulmano, Khaled Fouad Allam (nella foto), il primo musulmano
chiamato a scrivere sulla prima pagina del giornale pontificio, “L’Osservatore
Romano”.
La prossimità di pensiero tra i due è tanto più sorprendente in quanto si
esercita su un terreno incandescente, il rapporto tra cristianesimo e islam. È
di pochi giorni fa l’ultima grande esplosione di violenza del radicalismo
musulmano, a Mumbai.
Ha scritto Benedetto XVI in una lettera all’autore di un libro uscito in questi
giorni in Italia, Marcello Pera, filosofo liberale, discepolo di Karl Popper, non credente:
“Un dialogo interreligioso nel senso stretto della parola non è possibile,
mentre urge tanto più il dialogo interculturale che approfondisce
le conseguenze culturali della decisione religiosa di fondo”.
Ha scritto Khaled Fouad Allam su “L’osservatore Romano” di domenica 30 novembre:
“Da decenni i rapporti tra musulmani e cristiani coinvolgono diverse dimensioni,
tra le quali il confronto sul piano religioso, anche se spesso non si riesce ad
approfondirlo e a evidenziarne luci e ombre, con il risultato che non di rado
emerge la nostra incapacità a pensare oltre. Proprio per questa crisi
generalizzata bisogna pensare il dialogo tra cristianesimo e islam nella sua
dimensione filosofica”.
Allam vede nell’eplosione della violenza e dell’intolleranza religiose “il
segnale di un male che la nostra umanità sta vivendo”. Questo male ha la sua
radice nel “divorzio fra storia ed eternità”.
Mentre l’Occidente tende a far coincidere la storia col tutto, l’islam radicale
pretende di “impadronirsi dell’eternità” e per questa via “cerca di imporre il
tragico ordine della tirannia”.
La guarigione da questo male – prosegue Allam – è dunque in un dialogo tra
cristianesimo e islam che ricongiunga storia ed eternità; un dialogo sulle
radici culturali e i loro effetti, su questioni che vanno dalla libertà di
religione alla bioetica.
Il che esige da un lato “liberare l’islam dal monopolio della teologia
neofondamentalista”, dall’altro “un’Europa che ritorni alle sue radici, aperte
agli altri continenti”.
Ecco qui di seguito, integrale, l’articolo di Khaled Fouad Allam uscito su
“L’Osservatore Romano” del 30 novembre 2008. L’autore, nato in Algeria e
cittadino italiano, di fede musulmana, insegna nelle università di Trieste e di
Stanford.
“Le religioni e il destino del mondo” di Khaled Fouad Allam