Convegno Annuale di SeSaMO 2006

"Spazio privato, spazio pubblico e società civile
in Medio Oriente e in Africa del Nord"

Catania, 23-24-25 febbraio 2006

Di seguito è riportato, in formato Acrobat PDF, il Programma definitivo del Convegno.

Programma del Convegno >>>

La partecipazione al convegno è riservata ai soci di SeSaMO, e dunque è necessario iscriversi, o rinnovare l'iscrizione, alla Società versando la quota associativa annuale (30 euro per docenti e ricercatori, 15 euro per neo-laureati, dottorandi, dottori di ricerca, borsisti) tramite conto corrente postale (n° 49578537 intestato ad "Associazione Culturale SeSaMO") oppure all'atto di registrazione al convegno.

La Segretaria



I Panel presentati

Spazio privato, spazio pubblico e scrittura letteraria:
passaggi mediati dall’io individuale al collettivo sociale


Coordinatrice: Rosella Dorigo, rdorigo@unive.it

A mio parere, all’interno di una società definita (nel nostro caso Medio Oriente e Africa del Nord), l’azione individuale e quella collettiva potrebbero essere analizzate anche secondo un’ottica di interscambio di natura socio-letteraria, mediante lo studio delle modalità di trasformazione che il "fatto letterario" può generare, dalla sua genesi alla sua stesura finale.
In particolare, mi sembrerebbe interessante concentrare l’attenzione sul momento in cui lo spazio intimo privato di un autore diventa pubblico attraverso la scrittura di un suo testo letterario. Ossia, mettere in luce il ruolo della letteratura (nel mio caso araba) nel processo di "esternizzazione" del privato individuale, con la trasformazione dello spazio privato in evento pubblico, nella società collettiva nella quale il testo letterario nasce e con la quale l’individuo/autore condivide le proprie esperienze reali. Si tratterebbe, in altre parole, di cogliere qualcuno dei molteplici aspetti che può assumere la trasformazione del sentimento o del pensiero astratti di un singolo individuo nel momento in cui egli decida di darne forma concreta e tangibile attraverso la scrittura letteraria.
Possibili settori di analisi potrebbero essere lo spazio privato divenuto pubblico nella letteratura femminile; oppure la trasformazione letteraria dei ricordi, nella letteratura autobiografica; oppure ancora la re-interpretazione di luoghi e ambienti pubblici a seconda della sensibilità individuale di un autore; oppure, - perché no? - anche l’azione di divulgazione, e quindi di collocazione nello spazio pubblico, compiuta da storici o biografi nei confronti di epoche o persone prima relegati a
uno spazio privato. Più specifico e altrettanto stimolante potrebbe essere il tema delle città fantastiche, ovvero dello spazio urbano immaginato come area utopica, sia nel periodo moderno che in quello post-moderno. Oppure ancora, più in generale, la moltitudine dei modi con cui le città hanno catturato nel tempo l’immaginazione letteraria.


Società civili in formazione nel Mediterraneo ovvero dove “pubblico” e “privato”
sono definizioni insufficienti


Coordinatrice: Emanuela Trevisan Semi, tresemi@unive.it

Gli anni Ottanta hanno visto una grande fioritura di studi sulla societá civile, come soggetto politico, come un momento formativo dell’associazionismo ‘dal basso’, come reazione alle riforme neo-liberiste inaugurate in quel decennio e/o come spazio negoziale del rapporto tra cittadino e Stato. In un momento successivo, la società civile è stata anche studiata come elemento in posizione intermedia tra sfera pubblica e spazio privato (Putnam, 1993; Salamon & Anaheier, 1998). Nel dibattito degli anni Novanta, è infatti spesso apparsa l’idea che il rapporto tra Stato e societá civile non sia solo di natura binaria (Ben Eliezer, 1998) – due sfere statiche ed impermeabili l’una all’altra – ma piuttosto di relazione reciproca – due entità che si influenzano e si plasmano a vicenda. E’ infatti a partire da questo periodo che, con particolare riferimento all’ambito mediterraneo, sono entrati nell’analisi della società civile anche una serie di fattori culturali e sociali – per esempio l’influenza delle diaspore, le dinamiche inter-religiose, i flussi migratori. Questi elementi sono stati visti come centrali per contribuire a spiegare 1) la sempre maggiore complessità e sofisticazione delle società civili contemporanee; 2) la dimensione trans-nazionale di alcune di esse; 3) la sempre più diffusa attenzione degli attori della società civile ai processi di decision making nazionali ed internazionali, come, per fare un solo esempio, nel caso delle politiche ambientali.
La distinzione tra sfera pubblica e sfera privata è spesso considerata utile per comprendere e valutare l’impatto delle policies sulla società ed alcune modalità della prassi politica; nel caso delle società civili mediterranee non è tuttavia sempre facile individuare dove cada la linea di demarcazione tra queste due sfere, così come risulta a volte difficile trovare una definizione di società civile che risulti valida per le diverse storie che nel Mediterraneo si sono intrecciate, anche solo nel corso del Novecento. Cercando di evitare la trappola delle definizioni e della ricerca di un modello universalmente valido, questo panel invita all’analisi dei percorsi formativi di alcune società civili mediterranee nel Novecento, nel loro ambiguo e difficile relazionarsi con la dimensione pubblica (Stato, istituzioni, cittadinanza, amministrazione, esercito, politiche pubbliche, mass media, nazionalismo, memoria collettiva, state-building ecc.) e con quella privata (famiglia, genere, memoria individuale, collocazione identitaria, prassi religiosa ecc.). Tra il pubblico ed il privato oscillano inoltre tutta una serie di altri fenomeni che vorremmo discutere nel corso di questa analisi, tra cui il welfare, le politiche demografiche e la loro ricezione da parte della popolazione, l’educazione, i movimenti collettivistici, la rielaborazione personale e nazionale di traumi bellici o di genocidi, l’utilizzo sociale e politico dell’identità sessuale e via dicendo, tutti fattori che hanno contribuito – in modi e tempi diversi – per esempio alla costruzione delle società civili israeliana, palestinese, giordana, marocchina e tunisina.


L’autobiografia nella letteratura araba del ’900 tra spazio pubblico e privato

Coordinatrici: Isabella Camera D’Afflitto, isabellacamera@tiscali.it, e Monica Ruocco, monica.ruocco@sesia.unile.it


La presenza italiana in Medio Oriente nel secondo dopoguerra: aspetti politici, economici e culturali

Coordinatore: Lorenzo Medici, lmedici@hyperion.sp.unipg.it

Il panel si propone di esaminare diversi aspetti della politica italiana in Medio Oriente, con lo sguardo rivolto principalmente al dialogo tra i popoli e le culture, a cui il nostro Paese ha sempre prestato grande attenzione nel secondo dopoguerra.
Da un lato, si cercherà di ricostruire il ruolo di Paese mediatore, in cerca di un equilibrio tra le diverse istanze degli attori della Regione, svolto dall’Italia soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta; dall’altro, si cercherà di analizzare i rapporti economici e commerciali tra l’Italia e alcuni Paesi dell’area mediorientale e mediterranea, facendo riferimento soprattutto al caso specifico della Libia di Gheddafi che, dopo l’espulsione della comunità italiana ivi presente, diventerà uno dei principali partner economici e finanziari dell’Italia nell’intero bacino del Mediterraneo.
Infine, si prenderà in esame la diplomazia culturale, che ha visto l’Italia svolgere un ruolo da protagonista negli Istituti specializzati delle Nazioni Unite e in seno alla stessa Assemblea Generale dell’ONU soprattutto negli anni Sessanta e Settanta.


L’eredità dell’Impero ottomano: questioni nazionali, politiche e sociali nel Novecento

Coordinatore: Massimo Bucarelli, m.bucarelli@fastwebnet.it

Il panel si propone di analizzare diversi aspetti delle eredità dell’Impero Ottomano nel Novecento, in Medio Oriente e nell’Europa Orientale.


La tavola, la musica, le feste: spazi privati di socialità

Coordinatrici: Mirella Cassarino, mirella.cassarino@libero.it e Daniela Melfa, melfa@libero.it

Il panel si propone di esaminare alcuni aspetti, come la tavola, la musica, le feste, che, riconducibili alla sfera privata dunque personale, hanno anche un risvolto pubblico in quanto si configurano come momenti di condivisione, e talvolta di ritualità sociale.

Questa dimensione comunitaria o collettiva emerge sotto diversi profili.

Anzitutto, il ritrovarsi a tavola, i banchetti non manifestano soltanto il linguaggio della corporalità e degli istinti - come pure mostrano numerose rappresentazioni iconografiche - ma significano anche stare insieme, conversare, confrontarsi, dunque entrare in relazione, tessere rapporti, prendere decisioni, a volte anche di rilievo politico. I momenti conviviali quindi si prestano bene a un'analisi dei rapporti e delle dinamiche sociali.

La tavola, la musica e le feste, inoltre, sono elementi che contribuiscono a definire una cultura e perciò a connotare una comunità e, tramite la reiterazione, a rafforzarne identità e solidarietà. In altre parole, risultano tratti che esulano dallo spazio privato per segnare appunto uno spazio collettivo (un patrimonio, un gruppo).

Tenendo conto di questo aspetto, gli ambiti scelti costituiscono pure un interessante terreno per indagare scambi e intersezioni tra diverse civiltà.

Inoltre, è importante tenere a mente che la maniera di stare a tavola così come le vivande consumate, i momenti musicali e in genere festivi non sempre risultano omogenei in seno a una società, ma anzi assumono espressioni diverse riconducibili alle varie appartenenze (economiche, sociali, culturali) che attraversano trasversalmente ogni società.

Ancora la tavola, la musica e le feste sono tutte dimensioni legate a certo un territorio, a una particolare economia, a un sistema di organizzazione del lavoro. Si pensi, per esempio, all'uso di certi ingredienti in cucina che, com'è evidente, sottende un dato sistema di produzione agricola o di scambio commerciale.

Una prospettiva di analisi interessante, infine, potrebbe essere pure quella della religione, ovvero della concezione dei cibi e delle bevande, della comunione, della musica, della festa, delle diverse comunità, non solo islamiche, presenti in Medio Oriente e Africa del Nord.



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