Osservatorio Islam-Europa

a cura di Stefano Allievi e Daniela Melfa


2. aprile 2004

Carissimi,

in questo secondo numero dell'osservatorio vi proponiamo:
una presentazione della collana Muslim Minorities della casa editrice Brill;
una recensione di Paolo Branca - che ringraziamo - del libro di A. M. Piemontese, La letteratura italiana in Persia;
la segnalazione del lavoro di Colette Dubois e Pierre Soumille, Des chrétiens à Djibouti en terre d'Islam, XIXe-XXe siècle.

Cordialmente,

Stefano Allievi, Daniela Melfa

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La presenza di minoranze musulmane in Europa si fa sempre più significativa, quantitativamente e qualitativamente.
Ad esse è dedicata, in particolare, una nuova collana della casa editrice Brill, ben nota nel mondo degli studi sull'islam (www.brill.nl).
La collana si intitola "Muslim Minorities", ed è stata inaugurata nel 2003, sotto la direzione di Jorgen S. Nielsen (University of Birmingham, UK), Felice Dassetto (Université de Louvain-la-Neuve, Belgique) e Amira Sonbol (Georgetown University, Washington DC).
I primi due titoli finora pubblicati sono i seguenti:

Muslim Networks and Transnational Communities in and across Europe, Edited by Stefano Allievi and Jørgen S. Nielsen, 2003, pp.332.
The topic of this collection of articles is the increasingly transnational nature of Islam in Europe as well as the mechanisms by which the transnationalism is activated, especially the media. The papers integrate specific case studies with more general and thematic considerations, including the impact of the continuing migration processes and the adaptation of networks and intellectual and religious links by the 'European' generations of Muslims. This involves both the preservation and mobilisation of family and ethnic networks as well as the establishment of new personal and intellectual ('imagined') networks of shared interest which cross over the lines of the traditional or break out of them. These studies also show how European Muslims are increasingly locating themselves within global Islam.
The collection is the outcome of a workshop on the same subject directed by S.Allievi and J.Nielsen in the occasion of the Second Mediterranean Social and Political Research Meeting, organised in Florence in 2001 at the European University Institute.

Muslims in the Enlarged Europe. Religion and Society, Edited by Brigitte Maréchal, Stefano Allievi, Felice Dassetto and Jørgen Nielsen, 2003, pp.602.
This volume describes the main characteristics of contemporary European Islam. Following an outline of the historical background and some statistics related to the presence of Islam in Europe, the process of growth/ the development of Islam is analysed through religious instruction in educational systems, organisational structures and the forms of political participation by Muslims. In addition to a description of the relationship between European states and Islam in judicial terms, the different types of the inclusion/integration of Islam in European society is studied by looking at the media, the relations between religions, economic and international dimensions, and the manner in which views have changed following the events of September 11. Based on extensive bibliographal research, field studies and specific contributions of scholars, this book provides a rare and useful overall review for a wide public.
The book is the outcome of a research originally commissioned by the Forward Studies Unit of the European Commission.

Per la stessa collana è in preparazione un nuovo volume, che uscirà nel 2004:

Educational Strategies among Muslims in the Context of Globalization Some National Case Studies, Edited by Holger Daun and Geoffrey Walford (in uscita)
This volume deals with Islamic conceptualization of knowledge, various types of Islamic education; and educational strategies among selected groups of Muslims in Islamized countries (Pakistan, Iran, Morocco, Senegal, and so on) as well as countries in Europe where Muslims form important minorities.
The first chapter gives an overview of Islamic educational arrangements in the context of globalization and chapter two presents some principal ideological orientations among Muslims. The remaining chapters describe educational arrangements available to Muslim parents in different countries. The book is useful as a textbook in social sciences courses, teacher training institutions and among the general public.

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A. M. Piemontese, La letteratura italiana in Persia, Memorie dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Roma 2003, pp. 251, euro 9.

“Ah! Ah! Il signore è persiano! E’ una cosa ben straordinaria! Come si può essere persiani?” faceva esclamare ironicamente Montesquieu ai francesi che incontravano un visitatore del grande paese asiatico. Un esotismo duro a morire ci fa ancora immaginare gli “orientali” prigionieri di un mondo di favola, tutt’al più passato dagli stereotipi dei tappeti volanti e delle lampade magiche a quello, non meno irrealistico, delle locandine delle agenzie di viaggio. I fermenti e le dinamiche interne di gran parte delle nazioni di interi continenti ci restano sostanzialmente ignote, a dispetto dell’apparente abbondanza di informazioni di cui ci sommergono strumenti di comunicazione sempre più sofisticati e pervasivi. Gli echi delle guerre e delle rivoluzioni che in tal modo ci giungono, sono prevalentemente fragorosi quanto il proverbiale albero che cade, fatalmente più rumoroso della foresta che cresce in silenzio. L’autore di questa densa memoria, forte di una conoscenza diretta e approfondita della cultura iraniana, investiga un settore che meriterebbe in generale maggiore attenzione. Cosa conoscono della nostra letteratura i persiani? Ma una simile domanda sarebbe bene porsela anche relativamente ad arabi e turchi, indiani e cinesi... e non son tutte rose e fiori. Basti pensare che il Rapporto sullo sviluppo umano nel mondo arabo, pubblicato nel 2003 dall’Onu, rilevava che negli ultimi dieci secoli sono stati tradotti in arabo solo centomila titoli, vale a dire quanti ne vengono attualmente tradotti in Spagna in un solo anno! E’ dunque una piacevole sorpresa scoprire che l’Iran, anche post-rivoluzionario, non è soltanto il paese in cui Khomeini ha emesso la celebre fatwa che condannava a morte Salman Rushdie, ma anche un luogo ove si traducono La Vita Nuova di Dante, Novecento di Baricco, Liberalismo e democrazia di Bobbio, Il deserto dei Tartari di Buzzati e poi Calvino, Collodi, Deledda, Eco, Fo, Ginzburg, Goldoni, Gramsci, Guareschi, Malaparte, Moravia, Pavese, Pellico, Pirandello, Rodari, Sciascia, Silone, Tabucchi, Tamaro, Tomasi di Lampedusa, Vittorini... per dirne solo alcuni quasi a caso. Nell’era monarchica già erano presenti classici quali non solo Boccaccio e Petrarca, ma anche Leonardo e Machiavelli, poi molti poeti anche moderni, da D’Annunzio ai grandi nomi dell’ermetismo. Se pensiamo che le traduzioni italiane di narrativa araba moderna, dall’inizio del secolo fino al 1988, erano state poco più di una ventina, c’è di che riflettere. E’ pur vero che dopo quella data, corrispondente all’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura all’egiziano Nagib Mahfuz, hanno rapidamente superato il centinaio, ma molto resta ancora da fare. Quando gli stranieri pensano che gli italiani siano soltanto presi a seguire il calcio o a mangiare spaghetti, giustamente ci adombriamo. Sarebbe bene che cominciassimo a non considerare tutti i musulmani sempre immersi nella preghiera o intenti a preparare attentati. Compresa Oriana Fallaci, tra le più note in Iran, che non ha esitato a dar sfogo a tutto il suo comprensibile ma un po’ eccessivo sdegno dopo l’11 settembre. Le centinaia di migliaia di lettori che hanno condiviso la sua “rabbia”, mettano da parte un momento il proprio “orgoglio” e abbiano l’umiltà di sfogliare anche questo libro. Scopriranno un paese fatto soprattutto di giovani, avidi di conoscere, forse migliori di molti dei nostri, inconsapevoli vittime di troppo benessere.

Paolo Branca

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Nel quadro dei rapporti tra Islam ed Europa si inserisce un recente libro di Colette Dubois e Pierre Soumille, Des chrétiens à Djibouti en terre d'Islam, XIXe-XXe siècle pubblicato da Karthala.

Ne suggeriamo la lettura anzitutto perchè affronta la relazione maggioranza/minoranza in una realtà plurale da una prospettiva inconsueta, e diciamo trascurata, nel dibattito contemporaneo: questo studio di carattere storico si interessa infatti alla modesta e composita comunità cristiana residente a Gibuti nella Somalia francese, indagando le modalità di inserimento in terra islamica di una minoranza non musulmana che rinuncia all'evangelizzazione della popolazione, ma non alla testimonianza del Vangelo.

Segnaliamo poi questo volume anche per ricordare Pierre Soumille, studioso appassionato e generoso, scomparso nel novembre scorso. Scrive di lui, nella prefazione al libro, Claude Prudhomme:


«[...] La publication de cet ouvrage témoigne [...] d'une collaboration universitaire entre des équipes basées à Aix-en-Provence et à Lyon qui ont à cœur de sortir des cloisonnements institutionnels. De cette coopération, Pierre Soumille a toujours été un partisan actif. Un décès brutal, survenu alors que ce volume été sous presse, ne lui a pas permis de voir l'aboutissement de son dernier travail universitaire. Que ce soit un ouvrage réalisé en collaboration avec Colette Dubois, professeur à l'université de Provence, en concertation avec l'Institut d'études africaines d'Aix-en-Provence et le Centre d'histoire religieuse de Lyon manifeste bien sa personnalité. Enseignant chercheur, il a toujours signifié son goût pour les entreprises collectives plutôt que les plans de carrière individuels. Très représentatif de cette génération d'historiens issus du catholicisme mais profondément attaché à la laïcité, il a contribué, par ses travaux personnels et par les conseils qu'il prodiguait inlassablement aux jeunes chercheurs, français ou africains, à promouvoir une histoire critique du christianisme en Afrique. Spécialiste de la Tunisie où il avait été professeur, puis de la République centrafricaine où il enseigna à l'université de Bangui de 1978 à 1988, il profitait d'une retraite studieuse pour achever les travaux restés inachevés.

Mais la curiosité intellectuelle le poussait dans le même temps à explorer de nouveaux espaces et à ouvrir de nouveaux fonds d'archives comme en témoigne cette étude.»