Osservatorio Islam-Europa

a cura di Stefano Allievi e Daniela Melfa


7. Ottobre 2004

Carissimi,

scusandoci per la lunga pausa, riprendiamo, con un numero più corposo, la rubrica Osservatorio Islam/Europa.

Vi segnaliamo anzitutto alcuni volumi usciti di recente, in merito ai quali trovate una breve scheda:
Roberta Aluffi and Giovanna Zincone (ed.), The Legal Treatment of Islamic Minorities in Europe, Leuven, Peeters, 2004;
Rachid Benzine, I nuovi pensatori dell'islam, Isola del Liri (FR), Editrice Pisani;
John L. Esposito, Guerra santa? Il terrore nel nome dell'Islam, Milano, Vita e pensiero.

Vi proponiamo poi il Manifesto dei musulmani moderati contro il terrorismo e per la vita, sottoscritto da alcune personalità musulmane a inizio settembre scorso, e insieme a questo testo, oltre alla reazione del ministro dell'Interno Pisanu, una risposta dell'Ucoii all'iniziativa e un commento di Renzo Guolo tratto da La Repubblica.

Per ultimo, per conoscere più da vicino la realtà dell'Islam in Italia, e in particolare delle donne, vi suggeriamo di consultare il sito: Islam on line donne musulmane (http://www.islam-online.it/ISLAMONLINE%20DONNE.htm).

Un cordiale saluto,

Stefano Allievi e Daniela Melfa

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Roberta Aluffi and Giovanna Zincone (ed.), The Legal Treatment of Islamic Minorities in Europe, Leuven, Peeters, 2004

In tutti i Paesi dell'Unione Europea, la comunità musulmana, che conta circa 15.000 membri, rappresenta una rilevante minoranza religiosa, sebbene eterogenea e caratterizzata da diverse origini nazionali e da diverse pratiche. Il sistema legale non ha potuto trascurare il peso di tale minoranza e vi si è adeguato con cambiamenti molto diversificati ma non sempre ispirati a modelli di maggiore tolleranza.
Questo volume fornisce un quadro generale su tali cambiamenti analizzando la situazione in alcuni Paesi dell'Unione Europea (Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Portogallo, Spagna e Gran Bretagna) e di un Paese candidato, la Romania.
Il volume contiene anche un primo tentativo di comparazione tra i la situazione europea e quella negli Stati Uniti e presenta un'analisi generale dei problemi e delle opportunità poste dalla presenza musulmana in Europa.
Grazie alle analisi proposte il lettore potrà arrivare ad alcune conclusioni sulle convergenze e sulle divergenze legali all'interno dell'Unione Europea e sui fattori culturali che le determinano.

INDEX
About this book
Roberta Aluffi Beck-Peccoz and Giovanna Zincone

Islam in Europe: An Introduction to Legal Problems and Perspectives
Silvio Ferrari

Islamic Minorities' Rights in Europe and in the USA
Jocelyne Césari

The Legal Status of the Muslim Minority in Austria
Wolfgang Wieshaider

The Status of Muslim Minority in Belgium
Jean Hallet

Islam in France
Brigitte Basdevant-Gaudemet

The Legal Treatment of Muslims in Germany
Mathias Rohe

Personal Status of Greece's Muslims: A Legal Anachronism or an Example of Applied Multiculturalism?
Konstantinos Tsitselikis

The Legal Treatment of Muslim Minority in Italy
Roberta Aluffi Beck-Peccoz

Making Space for Islam in the Netherlands
Jan Rath, Rinus Penninx, Kees Groenendijk and Astrid Meyer


Rachid Benzine, I nuovi pensatori dell'islam, Isola del Liri (FR), Editrice Pisani

A tutti quelli che pensano che il mondo musulmano sia condannato a restare intrappolato in un passato rigido e in una teologia sclerotizzata, questo libro risponde con una smentita magistrale. L’islam contemporaneo, in effetti, è attraversato da dibattiti fondamentali condotti con rigore e coraggio dai “nuovi pensatori” che Rachid Benzine ci presenta in queste pagine. Questi araldi del libero pensiero, minoritari nei loro paesi, in certi casi minacciati di morte e costretti all’esilio, esplorano percorsi inediti della ricostruzione del pensiero religioso musulmano, rivistano la storia dei dogmi e delle istituzioni e tentano di discernere gli elementi della tradizione sui quali poter fondare una modernità islamica. Ma, soprattutto, sottopongono il Corano al vaglio di un’analisi letteraria e storica precisa e lucida e si pongono delle domande essenziali: che cos’è la rivelazione? Che cos’è l’Islam? Come leggerne il testo fondatore?

Rachid Benzine fa parte della nuova generazione di intellettuali musulmani, formatisi alla scuola delle scienze umane, che emergono nel panorama intellettuale francese odierno. Molto impegnato nel dialogo interreligioso, ha pubblicato diversi saggi.

Sul sito di Avvenire trovate un'interessante recensione di Giorgio Paolucci:
http://www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2004_09_23/articolo_477165.html


John L. Esposito, Guerra santa? Il terrore nel nome dell'Islam, Milano, Vita e pensiero

Come può una religione giustificare, e addirittura invocare il massacro di vittime innocenti? Ciò che parrebbe un controsenso è invece la domanda tragicamente aperta dal crollo delle Torri gemelle e rinfocolata dal crescendo degli episodi terroristici commessi ‘nel nome dell’Islam’. Se da un lato questa esplosione di violenza annichilisce la ragione, dall’altro chiede di essere compresa e suscita molteplici interrogativi. Chi sono gli estremisti islamici autori dei devastanti attacchi dell’11 settembre e perché odiano l’Occidente? Quali sono i loro obiettivi? E davvero l’Islam insegna che essi verranno ricompensati per le loro azioni? John L. Esposito, profondo conoscitore del mondo musulmano e uno dei più influenti studiosi del rapporto tra Islam e politica, risponde con chiarezza e cura all’urgenza di queste domande. In maniera diretta e rigorosa illustra gli insegnamenti del Corano e del profeta Maometto sul jihad e sull’uso della violenza; risale alla nascita dei gruppi estremisti esaminandone la strategia globale; ripercorre le vicende personali dei ‘protagonisti del terrore’, a cominciare da Osama bin Laden. In tal modo porta all’evidenza e smaschera alcuni rischiosi e fondamentali equivoci: bin Laden e gli altri terroristi, argomenta Esposito, “hanno dirottato l’Islam per scopi profani” e le loro criminali pretese sono tutt’altro che “un ritorno agli autentici insegnamenti della fede”. Essi sfruttano la religione per giustificare il proprio illegittimo, personale jihad, proclamato senza autorità alcuna e condotto non solo contro l’Occidente, ma contro gli stessi governi musulmani. Quanto all’antiamericanismo (e antieuropeismo) diffuso nelle società arabe e musulmane, esso è l’esito non tanto del fondamentalismo religioso quanto del risentimento nei confronti della politica americana e dell’imposizione del ‘modello occidentale’, da parte di chi, pur respingendo la violenza perpetrata in nome della propria religione, si chiede tuttavia se “essere moderni significa che la nostra sola opzione è pensare, parlare, vestirsi come loro?”. L’analisi attenta di John L. Esposito si contrappone così a ogni lettura semplicistica del mondo musulmano e a un inevitabile ‘scontro di civiltà’ quale corollario della lotta al terrorismo. Fare luce sulle ragioni dell’odio e del radicalismo rimuovendo ciò che li fomenta, ma anche saper guardare ‘l’altro da noi’ con occhio più libero e consapevole, e dunque meno ostile: ciò è necessario, sostiene Esposito, se vogliamo attenuare i conflitti che altrimenti le generazioni future si troveranno ad affrontare in termini sempre meno gestibili e se, malgrado i segnali di crisi, intendiamo offrire concreto alimento alle speranze di una pace intesa come sicurezza e rispetto reciproco.

John L. Esposito è professore di Religione e Affari internazionali alla Walsh School of Foreign Service, Georgetown University, e direttore del Center for Muslim-Christian Understanding. è stato presidente della Middle East Studies Association e ha curato i quattro volumi dell’Oxford Encyclopedia of the Modern Islamic World e The Oxford History of Islam. è autore di numerose opere, tra le quali: Islam: The Straight Path e The Islamic Threat: Myth or Reality?


INDICE

Introduzione di Vittorio Emanuele Parsi

Prefazione Il terrore nel nome dell'Islam

I. La formazione del terrorista moderno
1. La visione islamica
2. Il jihad e la costituzione dell’Arabia Saudita
3. Il jihad in Afghanistan: la formazione del Santo Guerriero
4. La radicalizzazione dell’élite saudita
5. Il Sudan e il mujahid imprenditore
6. I Talebani e bin Laden
7. Ayman al-Zawahiri: dalla scuola di medicina all’Università del Jihad
8. L’Afghanistan e la dichiarazione della guerra santa di bin Laden

II. Il jihad e la lotta per l’Islam
1. Il jihad di Maometto
2. La hijra e il jihad: la risposta alla persecuzione e al conflitto
3. Il jihad per la difesa e l’espansione
4. Jihad: settarismo e terrorismo agli esordi dell’Islam
5. La concezione sunnita e sciita del jihad
6. Il jihad nella creazione di una ummah mondiale
7. Fonti storiche del jihad rivoluzionario
7.1. Il terrore e il jihad in nome di Dio
7.2. Ideologie e movimenti del jihad rivoluzionario
7.3. Ibn Taymiyya
7.4. I movimenti jihadisti del XVIII secolo
8. I pionieri della rivoluzione islamica
8.1. Hasan al-Banna e Mawlana Mawdudi
8.2. Sayyid Qutb: padrino e martire del radicalismo islamico
9. Gli eserciti di Dio: la vendetta del jihad militante
10. Lo scontro sul significato del jihad
10.1. Il jihad nello stato di guerra
10.2. Il jihad di conversione
11. Il jihad e il martirio: l’estrema professione di fede

III. Gli eserciti di Dio
1. Dalle Crociate all’imperialismo occidentale
2. Dalla hijra e il jihad alla modernizzazione e alla riforma islamica
3. L’Islam e lo stato moderno
4. Ritorno al futuro: la rinascita islamica
5. Costruire gli eserciti per Dio
6. L’Egitto e la rabbia di Dio
6.1. Il presidente-credente e il jihad
6.2. Il Jihad Islamico
6.3. Una duplice rivoluzione: il jihad tradizionale e quello militante
6.4. Il fondamentalismo tradizionale e lo stato
7. Il jihad in Palestina: Hamas
7.1. I membri e le attività
7.2. Movimento Nazionalista di Resistenza o organizzazione terroristica?
8. L’Algeria: l’esercito contro l’esercito di Dio
9. La minaccia wahhabita
9.1. La minaccia wahhabita in Russia e in Asia Centrale

IV. E a questo punto dove andiamo?
1. Fare conoscenza dell’Islam e del mondo musulmano
2. Religione, modernizzazione e sviluppo
3. Un inevitabile scontro di civiltà?
4. Voci di riforma e di dialogo
4.1. Anwar Ibrahim: ‘convivencia’ globale
4.2. Mohammad Khatami: il dialogo di civiltà
4.3. Abdurrahman Wahid: Islam cosmopolita e diversità globale
5. Islam e democrazia
6. Democratici e dissidenti
7. Democratizzazione dal basso
8. Una minaccia democratica islamica?
9. Terrorismo globale e Islam
10. Reagire al terrorismo: la politica estera americana nel mondo musulmano
11. La globalizzazione del jihad


Sul sito della casa editrice anche un breve estratto dalla prefazione
http://www.vitaepensiero.it/news/nuova_versione/new9bis.asp?CodGOCC=30016

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IL MANIFESTO
Isoliamo i fanatici per un Paese più giusto e più sicuro

Noi musulmane e musulmani d’Italia siamo schierati in modo totale, assoluto e compatto contro il terrorismo di quanti strumentalizzando un’interpretazione estremistica e deviata dell’islam e facendo leva sul fanatismo ideologico hanno scatenato una guerra aggressiva del terrore contro il mondo intero e la comune civiltà dell’uomo. Nel terzo anniversario della tragedia che ha insanguinato gli Stati Uniti d’America, confermiamo il nostro più sentito e convinto cordoglio per le vittime di questa offensiva globalizzata del terrorismo che infierisce in modo indiscriminato contro tutti coloro che sono stati condannati come nemici di una folle «guerra santa», siano essi americani, europei o arabi, oppure ebrei, cristiani, musulmani e di altre religioni. Noi musulmane e musulmani d’Italia affermiamo in modo forte, inequivocabile e deciso la nostra fede nel valore della sacralità della vita di tutti gli esseri umani indipendentemente dalla nazionalità e dal credo. Per noi la sacralità della vita è il principio discriminante tra la comune civiltà dell’uomo e le barbarie di quanti predicano e perseguono la cultura della morte. Siamo consapevoli che la sacralità della vita o vale per tutti o, qualora venisse violata, si ritorce contro tutti. Solo l’abbraccio comune alla cultura della vita consente la salvezza, la pace e il benessere dell’umanità.

Noi musulmane e musulmani d’Italia lanciamo un appello al popolo, alle istituzioni e al governo italiano affinché sostengano la nostra opera tesa a favorire la nostra piena e costruttiva integrazione. Siamo per l’assoluto rispetto delle leggi dello Stato e per la più sincera condivisione dei valori fondanti della Costituzione e della società italiana. Siamo convinti che un’Italia dall’identità forte, anche sul piano della religione, degli ideali e delle tradizioni, sia la migliore garanzia per tutti, autoctoni e immigrati, perché solo chi è forte e sicuro al proprio interno è in grado di aprirsi e di condividere positivamente le proprie scelte con gli altri. Alla luce di ciò siamo schierati dalla parte dello Stato italiano contro i terroristi e gli estremisti di matrice islamica, e non solo, che attentano alla sicurezza e alla stabilità della collettività, sia perpetrando trame eversive sia utilizzando taluni luoghi di culto per attività di indottrinamento e arruolamento di combattenti e aspiranti terroristi suicidi. Sosteniamo ogni iniziativa dello Stato volta ad assicurare che tutti i luoghi di preghiera siano delle case di vetro aperte e in simbiosi con l’insieme della società italiana, rispettose delle leggi e dei valori italiani, trasparenti sul piano della gestione e dei bilanci. Diciamo in modo esplicito che le moschee d’Italia non devono in alcun modo trasformarsi in un cavallo di Troia di ideologie integraliste e di strategie internazionali volte a imporre un potere islamico teocratico e autoritario.

Noi musulmane e musulmani d’Italia chiediamo al capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al presidente del Senato Marcello Pera, al presidente della Camera Pier Ferdinando Casini e all'intera classe politica di adoperarsi per metterci nelle condizioni di poter condividere la costruzione di un’Italia più forte e più aperta, più sicura e più giusta, più prospera e più lungimirante. Riteniamo che i tempi siano maturi affinché lo Stato e la società italiana considerino positivamente la prospettiva di un’Italia plurale sul piano etnico, confessionale e culturale, ancorata a una solida piattaforma di leggi e di valori comuni. E siamo convinti che solo chi è a pieno titolo cittadino italiano, solo chi opera sulla base della piena parità sul piano dei diritti e dei doveri, possa ergersi a artefice di questa nuova Italia. Oggi i musulmani non sono soltanto parte integrante della realtà economica e sociale dell’Italia, ma anche parte integrante del suo patrimonio spirituale. Insieme a un milione di musulmani immigrati, ci sono circa trentamila musulmani italiani. Sollecitiamo pertanto le autorità italiane a agevolare il processo di «cittadinizzazione» dei musulmani d’Italia, accogliendo senza indugi e ritardi come nuovi cittadini coloro che vivono nel rispetto delle leggi e nella condivisione dei valori comuni. Oggi più che mai è necessario ancorare i musulmani d’Italia a un’identità italiana forte e condivisa, espressione di un sistema di valori credibile e convincente. Il rischio è che taluni musulmani, specie i più giovani nati e cresciuti in Italia, se abbandonati a loro stessi e in preda a una crisi di identità, possano finire soggiogati e cooptati dall’ideologia dei gruppi estremisti. In quest’ambito sosteniamo la proposta del ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu di una Consulta dei musulmani d’Italia quale strumento per favorire il dialogo tra lo Stato e la maggioranza dei musulmani moderati.

Noi musulmane e musulmani d’Italia ci sentiamo profondamente partecipi all’impegno internazionale volto a contrastare la guerra del terrore che ha avuto proprio nell’11 settembre 2001 il suo momento di maggior impatto umano, mediatico e politico. Aspiriamo a un mondo migliore dove tutti i popoli, compresi i musulmani, possano vivere nella libertà, nella giustizia e nel rispetto dei diritti fondamentali della persona. A tale fine auspichiamo l’avvento di una nuova etica nelle relazioni internazionali che favorisca l’emancipazione dei popoli dal sottosviluppo e dall’oscurantismo, nonché la formazione di governi autenticamente rappresentativi e democratici. Siamo consapevoli che la globalizzazione dello sviluppo, del diritto, della pace, della libertà e della democrazia costituisce la migliore garanzia affinché questi valori possano essere tutelati in ogni angolo della terra attraverso il dialogo e il reciproco rispetto.

Hanno aderito:
Mario Scialoja , direttore Lega musulmana mondiale-Italia; Abdellah Redouane , segretario generale del Centro culturale islamico d’Italia; Mahmoud Ibrahim Sheweita , imam della Moschea di Roma; Gabriele Mandel Khan , Gran maestro per l’Italia della Confraternita turca Jerrahi-Halveti; Souad Sbai , presidente Associazione donne marocchine in Italia; Khalid Chaouki , presidente Giovani musulmani d’Italia; Irta Lama , titolare azienda informatica ITS Associates; Yahya Sergio Pallavicini , vice-presidente Coreis (Comunità religiosa islamica d’Italia); Gulshan Jivraj Antivalle, presidente Comunità ismailita italiana; Ali Baba Faye, coordinatore nazionale Forum «Fratelli d’Italia»-Democratici di sinistra; Ali Federico Schuetz , mediatore culturale, Milano; Yassine Belkassem , Consulta comunale di Poggibonsi (SI); Khalida El Khatir , studentessa di Psicologia, Università di Napoli; Ejaz Ahmad , caporedattore Azad, mensile per i pachistani in Italia; Amadia Rachid , imam della moschea di Salerno; Roland Sejko , direttore «Bota Shqiptare, Il giornale degli albanesi in Italia»; Rachida Kharraz , Ufficio provinciale Acli di Viterbo; Feras Jabareen , imam del Centro culturale islamico di Colle Val d’Elsa (SI); Zoheir Louassini , scrittore e giornalista di Raimed; Jawed Q. Khan , marketing sistemi di tecnologia informatica per i trasporti, Roma; Shera Lyn Parpia , consulente professionale allattamento seno materno; Omar Camiletti , mediatore culturale presso la Moschea di Roma; Lotfy El Hosseny , presidente del Centro islamico di Ostia; Franco Abdul Ghafour Grassi Orsini , Guida spirituale in Italia della Tariqa Burhaniya Dusuqiya Shadhliya; Tarek Hassan , presidente del Centro islamico di Viale Marconi, Roma; Imane Fouganni , impiegata a Cremona aspira a diventare carabiniere.
2 settembre 2004


«ATTO DI PACE»
di GIUSEPPE PISANU

Caro direttore, ho letto con attenzione e vivo interesse il «Manifesto contro il terrorismo e per la vita». Mi sembra un documento di alto valore religioso, culturale e politico, e anche un atto di contrapposizione coraggiosa e pacifica alla barbarie terrorista di matrice islamica.
Coloro che lo hanno sottoscritto manifestano idee e speranze nelle quali può riconoscersi la stragrande maggioranza degli immigrati islamici che sono venuti in Italia soltanto per migliorare le loro condizioni di vita e con il fermo proposito di rispettare la nostra identità e i nostri ordinamenti, senza per questo tradire e nemmeno attenuare la loro fede e la loro cultura.
Mi auguro perciò che il «Manifesto» trovi ampia adesione tra le musulmane e i musulmani presenti in Italia. Sono infatti convinto che proprio su queste basi possiamo costruire non un «Islam in Italia», inteso come corpo estraneo e potenzialmente ostile alla realtà nazionale, ma un «Islam italiano», inteso invece come una comunità religiosa di cittadini consapevoli, titolari di eguali diritti e doveri, in una società aperta e pluralista.
Questo è uno dei principali obiettivi della politica per l’immigrazione del governo Berlusconi, e il «Manifesto» offre un contributo importante al suo raggiungimento.
Sento pertanto il dovere di ringraziare le musulmane e i musulmani che l’hanno redatto e sottoscritto e, per quanto più direttamente mi riguarda, voglio ribadire qui gli impegni che ho assunto per la consulta islamica, lo sviluppo del dialogo interreligioso e l’integrazione sociale degli immigrati.

Il Corriere della sera, 2 settembre 2004


IN MERITO AL MANIFESTO DEI MUSULMANI MODERATI

Comunicato stampa del Consiglio Direttivo UCOII
Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia – ONLUS

Nel Nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso
In merito all’appello sottoscritto da alcuni musulmani e musulmane d’Italia e pubblicato giovedì 2.9 su un grande quotidiano nazionale, per il rispetto che dobbiamo alla nostra comunità e all’opinione pubblica italiana, siamo costretti ad esternare alcune considerazioni di metodo e di merito.
La domanda che la maggior parte dei lettori usi a seguire le dinamiche della comunità islamica in Italia si sono posti è: “Come mai l’UCOII, la maggiore organizzazione islamica presente in Italia, quella più impegnata con continuità e coerenza nel dialogo con la società civile e in quello interreligioso, non è tra i firmatari di questo appello?”
Si potrebbe agevolmente e correttamente rispondere che non abbiamo firmato perché nessuno ci ha informato di questo “manifesto” prima che venisse pubblicato.
Inoltre e soprattutto non ci è parso corretto il metodo seguito da questi fratelli e sorelle nella redazione e nella pubblicazione del “manifesto” che non avremmo comunque potuto sottoscrivere se non proponendo correzioni o almeno riducendo la superficialità e la parzialità che lo caratterizza.
Per l’ennesima volta ribadiamo di essere fautori di una linea di assoluta chiusura nei confronti del terrorismo e che non riteniamo il sequestro dei civili non armati gesti azioni lecite, neppure nelle durissime condizioni di svantaggio in cui la resistenza irachena o cecena si trovano costrette ad operare.
La pretesa poi di poter condizionare le scelte di politica interna degli Stati di cui sono originari i sequestrati è grottesca oltre che aberrante.
Entrando nel vivo della questione è bene chiarire immediatamente la nostra posizione in merito a ciò che fa sfondo al “manifesto” pubblicato giovedì: è la definizione di un quadro istituzionale di relazione tra il potere politico e la comunità islamica in Italia.
Mettendo momentaneamente da parte (ma è lecito?) il dettato costituzionale che impone allo Stato di regolare i suoi rapporti con le comunità religiose “ sulla base di intese con le relative rappresentanze” (art. 8), si possono individuare forme e percorsi idonei a condurre ad una leale e proficua relazione tra i cittadini e i residenti musulmani e la Repubblica italiana.
Novità tratteggiata da questo governo, la Consulta proposta dal ministro Pisanu.
Dal gennaio del 2003 infatti, il ministro parla del suo progetto di convocare una consulta dei musulmani “moderati”, senza peraltro mai spiegare le funzioni di tale organismo e soprattutto quali siano i parametri per rientrare in quella moderatezza che requisito fondamentale per poterne far parte.
Dopo il primo lancio (intervista del Gennaio 2003) rispondemmo: bene, ci spieghi il ministro le sue intenzione e valuteremo l’apporto che potremo dare a tale progetto. Nessuna risposta.
Nel maggio successivo (altra intervista del ministro) alla quale reagimmo con una lettera aperta di 2000 parole pubblicata quasi integralmente su L’Unità. Fin de non recevoir.
In questo documento, che troverete in allegato, esprimevano tutte le nostre perplessità sul tipo percorso, sulla mancanza di trasparenza e rifiutavamo una volontà di esclusione nei nostri confronti che sembrava chiaramente trasparire nella pedissequa accettazione del ministro della pagella musulmani-buoni-musulmani-cattivi stilata dal giornalista.
Dopo di ciò venne la questione del crocefisso a Offena e fummo l’unica organizzazione islamica nazionale che espresse solidarietà ai concittadini cattolici per l’offesa recata al loro simbolo religioso.
In occasione la strage di Nassyria e il nostro presidente fu l’unico esponente islamico a partecipare al funerale dei caduti.
Quando la Spagna fu sconvolta dall’attentato del 11 marzo scorso fummo fra i primi a testimoniare all’ambasciatore di Spagna in Italia il nostro cordoglio, la nostra solidarietà e lo sdegno per un azione che definimmo senza mezzi termini demoniaca.
Durante la crisi degli ostaggi italiani in Iraq abbiamo svolto un’azione continua e coerente tesa alla liberazione dei nostri connazionali, con appelli pubblici e contatti con coloro i quali potevano in qualche maniera propiziare l’esito positivo della vicenda. Di questo sono testimoni alti esponenti della pubblica amministrazione e le famiglie stesse dei sequestrati.
In quegli stessi giorni il presidente del centro islamico di Milano subì un gravissima aggressione le cui reali motivazioni sono da ricercare nella sua azione intransigente tesa a negare, nella struttura da lui diretta, qualsiasi agibilità ai fanatici e ai fomentatori di odio.
Tutto questo non per vantare benemerenze o chiedere compensi, Iddio non lascerà andar perso alcun bene, ma solo per ricordare ai distratti e a chi ha memoria corta la puntuale presenza della nostra associazione nei momenti cruciali della vita della comunità nazionale cui apparteniamo a pieno titolo e il senso di responsabilità e d’impegno che ci caratterizza.
Da un punto di vista del metodo islamico c’è il principio coranico della shura, la consultazione che ci viene imposto nel Libro sacro a tutti noi musulmani quando Allah dice: “coloro [...] che si consultano vicendevolmente su quel che li concerne” (Corano XLII, 38).
Il rispetto di tale principio e le relazioni per lo più cordiali e fraterne che legano la nostra associazione a molti dei firmatari, avrebbero dovuto suggerir loro di proporci il testo del manifesto in gestazione per avere il nostro parere ed, eventualmente la nostra adesione.
Il documento finale avrebbe potuto essere sottoscritto in tal modo dai dirigenti delle principali associazioni dei musulmani presenti sul territorio, a Torino, Genova, Milano, Bergamo, Brescia, Verona, Padova, Trento, Modena, Bologna, Ancona, Firenze, Perugia, Roma, Napoli, Bari, Messina, Catania, Cagliari, solo per citare le più rappresentative delle oltre 150 realtà islamiche a noi collegate.
Avrebbe avuto ben più peso e spessore e non sarebbe stato visto come un tentativo di introdurre un’ulteriore contraddizione in una comunità che ne soffre già molte.
Un’ultima parola sui contenuti del “manifesto” che a nostro avviso si caratterizzano per una singolare indefinitezza oltre alla generica condanna del terrorismo.
La violenza che caratterizza l’attuale congiuntura internazionale è strutturale e culturale.
Da una parte infatti abbiamo l’accentramento nelle mani di un’unica superpotenza di enormi mezzi di distruzione di massa che vengano ferocemente utilizzati per assicurare ad una ristretta oligarchia un esagerato tenore di vita e dall’altra la reazione inconsulta e disordinata di coloro i quali pensano di non avere più nulla da perdere e che pertanto sono disposti ad usare ogni mezzo per vendere cara la pelle.
Ne consegue da una parte l’irretimento dell’opinione pubblica facendo ricorso alla mediatizzazione del terrore, dall’altra il frequente abbandono di ogni residua umanità in cambio della sofferenza dell’odiato nemico.
Vediamo che gli uni e gli altri usano spesso, bestemmiandoLo, il nome di Dio per giustificare le loro azioni, crediamo che gli uni e gli altri saranno perdenti in questa vita e nell’altra.
Ogni generica condanna della violenza degli eserciti o dei singoli, delle coalizioni e delle bande armate, che prescinda da una sincera analisi del contesto, non potrà far altro che accrescere la confusione e scaricare sui responsabili come sugli innocenti e su tutti noi altra ingiustizia e dolore.
Roma 3.9.04
Il Consiglio Direttivo UCOII


IL FRONTE DELLE MOSCHEE

RENZO GUOLO

Sotto i tremendi colpi di maglio jihadisti, muta rapidamente anche la scena dell’Islam italiano. Co­stretto a fare i conti con il proprio “al­bum di famiglia”. La “guerra in nome di Dio” ha infatti assunto in questi giorni il devastante volto di Beslan, quello mar­toriato, e sadicamente mandato in Rete, di Baldoni, o quello minacciato delle due giovani donne italiane rapite. Diffi­cile da digerire. Persino tra coloro che giustificano il “martirio suicida difensi­vo’, in Iraq o in Palestina.

Così a favore della liberazione di Simona Pari e Simona Torretta s’è mobilitato, oltre che l’islam moderato, anche “l’Islam delle mo­schee”. L’Ucoii, insieme alle donne ve­late dell’Admi, ha manifestato contro il terrorismo in un giorno simbolo co­me l’li settembre.

La mobilitazione musulmana è una novità rilevante. Anche quella dell’U­coii, organizzazione islamista neotra­dizionalista. La sua leadership e molti dei suoi militanti si riconoscono nell’islam dei Fratelli musulmani, di cui Ha­mas è la costola palestinese. In passa­to l’Ucoii aveva già condannato altri atti terroristici; ma le sue ascendenze politiche e i sottili distinguo, in parti­colare sugli attentati di Hamas, aveva­no sempre attirato su quelle prese di posizione quantomeno l’accusa di ambiguità. Nei suoi ultimi comunica­ti la condanna del terrorismo appare più netta. Anche se la radicale critica alla guerra, alla politica americana, israeliana o russa, non viene meno. Mobilitandosi a favore degli ostaggi italiani, anche l’islam neotradizionali­sta assume un profilo più marcatamente nazionale. Imitando il suo “confratello” dell’Uoif, protagonista in Francia della mobilitazione a favore di Malbrunot e Chesnot. Mobilitazio­ne che, nella circostanza, ha dato un carattere “repubblicano” a un Islam transalpino che pure rimane forte­mente critico nei confronti della lai­cità francese.

“L’Islam delle moschee” porta con sé una dote pesante. In Italia frequen­tano i luoghi di culto meno del dieci per cento dei musulmani. Ma questi sono controllati in gran parte dall’Ucoii. E coloro che li frequentano sono stra­nieri: mediorientali, africani, balcani­ci, asiatici. Una presa di posizione sen­za ambiguità contro il terrorismo da parte dell’Ucoii sarebbe importante. Perché permetterebbe d’orientare soggetti che, nell’attuale clima di scontro internazionale, rischiano di scivolare nella spirale del terrorismo.

Ma, paradossalmente, l’emergere di un lslam neotradizionalista dal pos­sibile profilo nazionale scombussola il progetto di nazionalizzazione dell’i­slam italiano. Nei giorni scorsi ha avu­to grande eco il “Manifesto contro il terrorismo”, firmato da numerose personalità di fede islamica in Italia. Oltre a ribadire la condivisione dei va­lori costituzionali, chiedevano alle istituzioni un sostegno nella battaglia in corso nella comunità islamica. Bat­taglia che ha come obiettivo non tanto soggetti marginali come Adel Smith, ma la marginalizzazione del più radi­cato Islam delle moschee. Accusato di essere il cavallo di troia degli isla­misti, di utilizzare i luoghi di culto per l’indottrinamento; e, soprattutto, di stendere il silenzio su arruolamenti di combattenti e aspiranti terroristi sui­cidi che avverrebbero tra le loro mura. Lo scambio politico proposto nel “Ma­nifesto” è palese: l’istituzionalizzazio­ne di un islam italiano che faccia da di­ga al fondamentalismo, in cambio di un’intesa con lo Stato che consegni la rappresentanza dell’islam ai ‘mode­rati”. Il ministro Pisanu offre da tempo una sponda ai moderati, oltre che mi­nacciare la mano dura nei confronti delle aree grigie di contiguità con il ter­rorismo. Anche le sue affermazioni di ieri vanno In questa direzione. In par­ticolare quella sulla formazione degli imam, figure chiave nella comunità

musulmana. Pisanu ha indicato la strada della loro “nazionalizzazione”, affermando che dovranno parlare ita­liano e dare garanzia sul rispetto della nostra identità nazionale e del nostro ordinamento giuridico-politico. Un’indicazione che prelude alla for­mazione statale delle guide dei musul­mani ma che necessita della firma di un’intesa. E che funge da sbarramen­to nei confronti dell’Islam “straniero”. Riemerge così il problema non trascurabile della questione della rappre­sentanza. Tra i moderati che hanno fir­mato l’appello contro il terrorismo vi sono infatti esponenti dell’“islam de­gli stati” della moschea di Roma, sin­gole personalità, esponenti di quella minoranza della minoranza” rappre­sentata dalla comunità sciita in Italia. In larga maggioranza si tratta di con­vertiti, decisi a vivere in Italia da musulmani italiani. Il loro limite è nello scarso radicamento. Ma è possibile istituzionalizzare l’Islam italiano sen­za la componente neotradizionalista? Meglio una rassicurante rappresentanza senza rappresentatività o un’ambigua rappresentatività reale almeno nelle leadership? Coloro che si riconoscono nel “Manifesto” ritengo­no che solo consegnando loro la rappresentanza si toglierà forza agli isla­misti. Ma proprio l’esclusione dell’i­slam neotradizionalista, di fatto senza precedenti in Europa, potrebbe ali­mentare una conflittualità destinata a palesare la debolezza della rappresen­tanza moderata. Qualora il rifiuto dell’Ucoii al jihadismo fosse davvero sen­za riserve potrebbe poi venire meno un importante argine al terrorismo. Comunque vada in questi drammatici giorni, l’Islam in Italia è già un prota­gonista politico con cui fare i conti.

La Repubblica, 12 settembre 2004