Osservatorio
Islam-Europa
a cura di Stefano Allievi e Daniela Melfa
11. febbraio 2005
Cari amici,
le notizie di questi ultimi giorni riguardanti musulmani in Europa -
notizie che chiamano in causa da una parte i risvolti, anche drammatici,
di valori e comportamenti tradizionali, e dall'altra le controversie
e le ambiguità sollevate dai processi per terrorismo islamico
- ci hanno spinto a sottoporre alla vostra attenzione alcuni articoli
tratti da La Repubblica.
In un primo allegato trovate Uccisa
perché rifiutava il velo di Andrea Tarquini e il commento
di Khaled Fouad Allam Le catene della famiglia. Di seguito abbiamo inserito
anche un articolo meno recente (aprile 2004) che ricorda una vicenda
assai simile: Picchiata perché non mette il velo. Scandalo nella
provincia francese di Giampiero Martinotti. Infine vorremmo segnalarvi
sempre su queste problematiche due recenti film molto interessanti,
di cui vi alleghiamo una breve recensione: La
sposa turca di Fatih Hakim e Un bacio appassionato di Ken Loach.
Sulla sentenza, invece, del gennaio scorso del giudice Clementina Forleo
con cui sono stati assolti dall'accusa di terrorismo internazionale
tre imputati musulmani ed è stata revocata la custodia cautelare
nei confronti di altri due indagati - misura ripristinata poco dopo,
con motivazioni diametralmente opposte, dal giudice di Brescia Roberto
Spanò, competente territorialmente - vi proponiamo due analisi
di Giuseppe D'Avanzo:
L'indignazione e il diritto, Se il senso comune diventa legge.
Altri due articoli infine, di Carlo Bonini, Giuseppe D'Avanzo e Ferruccio
Sansa, riguardano le operazioni
condotte dalla Cia in Italia contro presunti terroristi islamici:
Cia sotto inchiesta in Italia. Rapì e torturò un egiziano
e Cia e Italia, il mistero dei rapimenti.
Riguardo alle recenti pubblicazioni, vi segnaliamo il saggio di Paola
Abenante, La tariqa Burhaniyya: una via dell'islam in Italia, uscito
nell'ultimo numero di Afriche e Orienti: Movimenti e conflitti sociali
in Africa (3/2004). Per l'indice completo della rivista si può
consultare il sito: http://www.comune.bologna.it/iperbole/africheorienti/numeri04.html#21.
La segnalazione, contenuta nel precedente Osservatorio, dei testi di
Luigi Accattoli, Storie italiane di buona convivenza, e di Francesca
Paci, L'islam sotto casa. L'integrazione silenziosa, ha suscitato alcune
riserve da parte di Bruna Soravia di cui riportiamo in basso la lettera.
Prendendo spunto da queste osservazioni, Stefano Allievi risponde, a
titolo personale, ponendo all'attenzione di tutti alcuni interrogativi.
Infine trovate il
programma del X Incontro cristiano-musulmano di Modena.
Un cordiale saluto,
Stefano Allievi e Daniela Melfa
--------------------------------------------------------------------------------
Caro Stefano Allievi,
seguo e apprezzo da tempo le sue competenti ricerche sull'islam italiano
ed europeo, è per questo che mi permetto di farle alcune osservazioni,
a proposito del bollettino Islam/Europa 10 destinato ai soci SESAMO.
Senza nemmeno leggere troppo fra le righe, è chiaro che i due
libri recensiti valgono poco, al di là dello sforzo lodevole
di presentare success stories in un quadro chiesastico (il primo), genericamente
multiculturale (il secondo). La moltiplicazione di testimonianze di
questo tipo, per quanto rassicurante, non offre tuttavia argomenti seri
per combattere il pregiudizio anti-musulmano, né strumenti per
risolvere i problemi posti dalla convivenza. L'accoglienza offerta dalla
chiesa cattolica è pur sempre una soluzione limitata e ambigua
ai problemi interreligiosi (ho amici musulmani che leggerebbero nelle
esperienze riportate un tentativo di prevaricazione).
In realtà, l'ingerenza della chiesa cattolica nella gestione
dell'immigrazione musulmana mi sembra il problema in Italia, non sufficientemente
affrontato a nessun livello e nemmeno toccato da un'associazione scientifica
e sostanzialmente laica come SESAMO. Io conosco un pò l'evoluzione
della riflessione francese su questi temi, meno bene quella inglese,
ma mi sembra che entrambe impostino quanto meno correttamente il problema,
in termini giuridici anzitutto, quindi politico-istituzionali. Se non
sono personalmente d'accordo sulle soluzioni adottate dallo stato francese
(l'interdizione del velo, il controllo degli imam) riconosco che, almeno,
esse derivano da uno sforzo di confrontare i principi politici laici
e aconfessionali di base con istanze fortemente alternative.
Il fatto che la chiesa accolga tutti non risolve invece i problemi
posti (dico i maggiori) dai conflitti di codici, dal rispetto dei diritti
umani e dal conflitto fra questi e la libertà di culto. Eppure,
non ho ancora sentito, in Italia, nemmeno l'inizio di una discussione
seria su questi temi. E' proprio in questo vuoto pneumatico, riempito
dalle interdizioni contrapposte alla discussione che vengono dalla chiesa
e dai nemici dell'integrazione, che deliri paranoidi come quelli della
Fallaci, da lei giustamente stigmatizzati, possono scalare le classifiche
di vendita.
Grazie per l'attenzione, cordiali saluti
Bruna Soravia
Cara Bruna Soravia,
la ringrazio per le parole gentili nei confronti delle cose che scrivo.
Sono d'accordo con lei quanto al giudizio sui libri che abbiamo recensito
la volta scorsa: non sono 'scientifici' nel senso classico del termine
(e peraltro sono anche molto diseguali tra loro: uno mi pare più
interessante dell'altro).
Ma scopo di quel modesto bollettino è anche informare, semplicemente,
su quello che esce in materia: come ricorderà abbiamo citato
in passato anche articoli di giornale, e riferimenti a dibattiti tutt'altro
che specialistici.
Il problema, semmai, è che di scientifico, purtroppo, esce veramente
poco. Il che è anche un interessante argomento da rivolgere agli
studiosi, o contro di loro: come mai? come mai ci si attarda lodevolmente
su fonti scritte di un secolo a scelta, ma si studia così poco
il nostro e la nostra situazione? come mai - senza voler fare della
bassa demagogia, e prendendo appositamente un esempio un po' caricaturale
- si prende volentieri l'autobus per andare in una biblioteca a consultare
una vecchia qutba medievale, ma quasi nessuno fa lo stesso per andare
ad ascoltare quella nella moschea del quartiere in cui abita, per vedere
se se ne può dedurre qualcosa di interessante? sempre che sia
al corrente che una moschea, nel suo quartiere, esiste?
E' chiaro che vi sono molti compiti, tutti rispettabili, tutti scientificamente
utili. Ma è probabile che il 'qui ed ora' sia effettivamente
un po' sottovalutato nei nostri studi, rispetto all'altrove di altri
tempi.
Posso essere anche abbastanza d'accordo nel giudizio su certo buonismo
chiesastico e non, che ho personalmente in uggia (i buonisti: non i
buoni...). Ma mi sembra che i testi con questo taglio siano infinitamente
meno di quelli 'contro' à tout prix: basta fare un salto in libreria
per notarlo. Dunque, probabilmente non è il buonismo a impedire
una franca discussione. O forse anche: ma c'è sicuramente anche
dell'altro.
Sono lungi dal pensare, invece, che quello dell'ingerenza ecclesiastica
sia il problema: se fosse così, ci andrebbe veramente di lusso.
No, credo che di problemi la nostra cultura, laica e cattolica, ne abbia
ben altri (devo ricordare che in questo periodo sono i laici l'avanguardia
dell'identitarismo - più che cattolico, 'cattolicista' - italico,
che fa dell'islam il suo obiettivo? Fallaci, Pera, Sartori, i leghisti
filo-celtici e tutto tranne che cattolici praticanti, i laicissimi commentatori
del Corsera e del Foglio... Poi, che la cosa non dispiaccia a molta
gerarchia ecclesiastica, che si gongola illudendosi che si tratti di
un bonus a proprio vantaggio, è indubbio).
Oltre tutto, penso che l'accoglienza degli immigrati sia altra cosa
rispetto al giudizio sull'islam: e la prima, per così dire, prescinde
dal secondo - anche quando si tratta di immigrati musulmani. E quindi
è per così dire esentata dall'essere parte del complesso
problema del dialogo interreligioso. Poi, e sono d'accordo, ha anch'essa
le sue ambiguità: specie nei casi in cui è pagata con
i soldi dello stato. Ma non vorrei tuttavia peccare di ingenerosità
nei confronti di quella che non lo è...
Quanto a Sesamo, ha ben ragione (ci macherebbe!), non solo è
ovviamente associazione laica, ma nemmeno si pone il problema del rapporto
con qualsivoglia autorità ecclesiastica (e nemmeno islamica):
ha semplicemente altro da fare, quanto a compito statutario.
Ma sarei personalmente lieto se qualche suo membro affrontasse, come
lei fa ponendocelo, anche questo problema, per nulla lontano dai contenuti
dei nostri studi: almeno se facciamo lo sforzo di comprenderne le implicazioni
sul qui ed ora.
Sarei personalmente meno incline a un giudizio troppo favorevole al
modo di porre il problema dei nostri cugini francesi, che mi pare ampiamente
caratterizzato da un eccesso di ideologizzazione (come sa, ho avuto
occasione di criticare pesantemente, come lei, le scelte sul velo e
in generale sui simboli religiosi - che però credo siano la logica
conseguenza di un dibattito male impostato, piuttosto che uno scarto
imprevisto rispetto a un discorso correttamente fondato). Più
di una volta, in questi anni, mi è quasi parso che la laicité,
anche per alcuni colleghi d'oltralpe, fosse diventata una sorta di religione
di stato concorrente, più che un terreno neutro e aperto al confronto
e anche, come inevitabile e in definitiva giusto, al conflitto. Il che
finisce per inficiare anche ciò che di buono e di serio e di
profondo vi è nelle scelte che vanno facendo. Mi piacerebbe tuttavia,
su questo, confrontare le rispettive posizioni di noi studiosi, e coglierei
volentieri l'occasione di un dibattito e di un approfondimento che lei
ci offre.
Cordialmente
Stefano Allievi
back
>>>