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Osservatorio Islam-Europaa cura di Stefano Allievi e Daniela Melfa
Carissimi, Si tratta delledizione italiana degli atti della XI sessione di studio del Forum Europeo, svoltasi a Carini in Sicilia nellaprile 2004, con la partecipazione di una cinquantina di esperti e studiosi provenienti da una quindicina di paesi europei. Oltre ai testi integrali delle relazioni e degli interventi della tavola rotonda interconfessionale notevole in questultima la rassegna delle situazioni dellIR negli stati est-europei a maggioranza ortodossa, a cura del prof. Constantin Cucos delluniversità di Iasi, Romania [...] - il volume presenta altri tre studi originali: un saggio iniziale del curatore, che inquadra i problemi e le sfide che lEuropa multireligiosa sta lanciando ad ogni strategia di istruzione religiosa, un articolo della pedagogista polacca E. Osewska sul senso delleducare oggi nelle scuole di unEuropa dalle troppe frontiere, e unampia riflessione di Sergio De Carli in tema di studio dei monoteismi nellattuale congiuntura europea e mondiale. Tratto da http://www.olir.it/areetematiche/69/documents/EuForNews2005-1.doc. Per l'indice si veda: http://www.rivistadireligione.it/upload/materiali/strumenti/Indice%20Pajer.pdf
2. Meritevole di attenzione ci sembra poi la recente sentenza del Tar Veneto (22 marzo 2005, n. 1110) che ha rigettato il ricorso di un genitore richiedente l'annullamento della delibera di lasciare esposto il crocifisso nelle aule adottata dal consiglio di istituto della scuola frequentata dai figli. La sentenza che riprende i contenuti del parere espresso dal Consiglio di Stato nel 1988 ha suscitato le riserve di alcuni giuristi, in particolare laddove sostiene che la tradizione del cristianesimo a cui rimanda il crocifisso è armonicamente connessa alla tradizione degli ordinamenti giuridici occidentali, e dunque la presenza di questo simbolo nei luoghi pubblici non lede ma anzi afferma e conferma il principio della laicità dello Stato. Per un approfondimento in merito vi rinviamo ai commenti di Nicola Fiorita e Jlia Pasquali Cerioli, reperibili nel sito dell'Osservatorio delle Libertà ed Istituzioni Religiose, che propone anche il testo della sentenza, così come altro materiale su La questione del "crocifisso" (la rubrica è curata da Antonio G. Chizzoniti): http://www.olir.it/areetematiche/75/index.php.
3. Un'altra interessante notizia, segnalataci da Anna Bozzo che ringraziamo, riguarda poi l'elezione a presidente di un consiglio regionale del culto musulmano in Francia di una giovane donna di origine turca, Hanife Karakus. Vi proponiamo in allegato un articolo tratto da Le Monde.
4. Visto il dibattito sulla fecondazione assistita, innescato dalla legge 40 e dal referendum, vorremmo soffermarci anche noi sul tema proponendovi un approfondimento del punto di vista musulmano sulla materia. In allegato trovate quindi un articolo di Dariusch Atighetchi uscito su Rocca nel quadro di un dossier intitolato Procreazione medicalmente assistita. Punti di vista di confessioni e religioni diverse.
Interessante è anche la posizione assunta dall'UCOII espressa dal segretario Hamza Piccardo nella nota riportata di seguito.
-------------------------------------------------------------------------------- A proposito del prossimo referendum abrogativo di alcune norme della
legge 40/2004
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Negli ultimi tempi, a furore di media, abbiamo appreso che ci sarebbero (solo) due categorie nell'Islam: i musulmani politici (radicali e in alcuni casi anche fondamentalisti) e i musulmani laici (più o meno credenti, poco praticanti, o solo d'appartenenza etnica-culturale). In questa spartizione non viene preso in considerazione un mondo importante come quello di coloro che credono e cercano di vivere secondo i canoni islamici. Ne fanno parte musulmani d'origine e convertiti (sempre più numerosi e influenti sia all'interno dei vari gruppi, sia nei rapporti esterni politici e mediatici), sunniti e sciiti, sufi e non-sufi. Quanti sono queste musulmane e questi musulmani che non s'identificano con le due categorie suddette !? Quanti sono coloro che non frequentano più LE MOSCHEE, ma che lo vorrebbero fare !? Quanti sono coloro che pregano da soli per non dover ascoltare certi sermoni, certe invocazioni, e non essere accomunati con questo o quest'altro gruppo politico, o religioso o che vengono esclusi dall'etnicità !? Quanti sono i sufi italiani, appartenenti a confraternite nelle quali sono molto influenti, anche se la sede o casa-madre è in uno dei "paesi islamici"!? Quanti sono i musulmani italiani che non professano pubblicamente la loro fede !? Quanti..!? Certo questo non significa che ci si possa definire laici. Laico non significa non-religioso o anti-religioso, ma in molti casi il musulmano laico viene presentato come colui che non pratica e noi, invece siamo praticanti e non siamo in contrasto o in alternativa ai musulmani delle moschee. Siamo magari in disaccordo con una certa gestione (economica, culturale, religiosa e politica) delle moschee, ma ci piace pregare, meditare, vivere parte della nostra vita in quei luoghi. Credo che escludere una certa visione fondamentalista e politica dell'Islam non ci estranei affatto da questa religione, da questa pratica di vita, da questa comunità virtuale, anche se ci sono dei tentativi ci farci schiacciare dalle due forze contrapposte, i radicali e i laici e di renderci innocui. Polemiche durissime in ambito inter-islamico guastano ormai da tempo una tranquilla pratica religiosa e una serena appartenenza a questa comunità. Critiche dure, accuse, denunce penali, minacce ad personam, affiorate anche in ambito mass-mediatico sono all'ordine del giorno. Ma non sono, grazie a Dio, solo espressione di frustrazioni o problemi personali, ma segno di alcune contraddizioni che sono inevitabilmente venute a galla dopo tanti anni nelle organizzazioni che gestiscono le moschee: diseducazione alla diversità e al pluralismo, mancanza di dibattito interno e pubblico, insabbiamento di ogni scandalo, prassi consolidata del "laviamo i panni in famiglia" e tentativo di egemonizzare l'Islam e i suoi relazioni pubbliche. Il rapporto con gli altri, visti come potenziali nemici, non trae benefici dalle sinergie che questa da relazione possono scaturire e viene principalmente vissuto in senso strumentale a raggiungere gli scopi della nostra missione. La visione politica dell'Islam, in senso planetario, pan-islamico, globalizzato e globalizzante, sia andato pesantemente in crisi. Non poteva reggere: un movimento, come i Fratelli Musulmani che da una parte continua ad aver rapporti con gruppi radicali in tutto il mondo e si sente in diritto/dovere di operare con azioni paramilitari che colpiscono anche civili, che esclude la possibilità di dialogo con gli ebrei e l'ebraismo (se si possono distinguere), che accetta la democrazia ma continua ad usare metodi anti-democratici, dinastici, discriminatori delle donne, non è stato in grado di confrontarsi dialetticamente con gli altri, in un mondo globalizzato, sono entrati in crisi. Con l'innesto della demagogia islamo-gauchiste e terzo-mondista ben vista dagli addetti ai lavori delle relazioni con l'Islam (studiosi, attori delle altre comunità religiose, politici, intellettuali, ecc.) che pensano di aver trovato referenti e alleati, questa strategia ha successo ed esclude, di fatto, tutti coloro che politicamente ( e religiosamente, se si può utilizzare questo termine in contesti spirituali) la pensano diversamente. Chi non è per "i combattenti islamici in Palestina, Cecenia e Iraq" sarebbe anti-islamico!? Chi non acconsente al progetto di globalizzazione di un certo modello islamico è da guardare con sospetto, da escludere, o al massimo da utilizzare!? E questo è il modello che sono riusciti a far passare: essi sarebbero "Le Comunità Islamiche", come ha detto Ferrara nell'ultima trasmissione di 8 ½ a Magdi Allam chiedendogli se era possibile che un giorno egli si sarebbe potuto rappacificare con esse ?! Relazionarsi di fatto con "i rappresentanti delle comunità" e non con dei "musulmani moderati ed indipendenti", almeno che non possano usufruire di un marketing mediatico e di un battage pubblicitario, che pochi possono permettersi, non ha funzionato, grazie a Dio, perché le istituzioni conoscono finalmente la realtà delle cose. Forse solo adesso ci rendiamo pienamente conto dell'influenza estera, anche culturale e religiosa, nel nostro costruire un'indipendenza economica e politica delle musulmane e dei musulmani d'Italia. Poca è la comprensione di tali esigenze da parte degli addetti ai lavori e l'apporto governativo in questo senso. In mancanza di questa scarico e di scambio di energie sembra che tutte le tensioni e contraddizioni internazionali si siano scaricate (anche) su di noi musulmani d'Italia. Non potevamo certo illuderci che la nostra realtà islamica potesse essere esente da coinvolgimenti e condizionamenti esteri. La deriva terroristica ha pesantemente condizionato tutto e tutto ciò che aveva a che fare con l'islam e i musulmani, e hanno portato a riposizionamenti (anche solo tattici e di facciata), ripensamenti auto-critici, confronto e dialogo sempre più intensi, mediatizzazione incessante e sempre più ficcante, e last but not least, l'islamofobia che trova sempre nuovi cavallieri sempre meno cavallereschi pronti a scagliare crociate, battaglie xenofobe, razziste, ecc. per un occidente vaccinato e immune all'islam e ai musulmani, nemici storici di turno. Se non vogliamo essere esclusi dai processi (e non intendo quelli giudiziari relativi a denunce e querele tra musulmani che pullulano) culturali e politici (del sacro, come direbbero i fratelli della COREIS), la necessità di chi vuol vivere l'Islam in un certo senso è di dar voce e rendere attiva, orizzontalmente, la rete di persone e gruppi che vuol contribuire con la sua spiritualità, la sua fede, il suo plus-valore di dialogo e d'intercultura. Ci sta a cuore la nostra situazione, delle nostre persone, delle nostre famiglie, dell'armoniosa convivenza (vicinato, scuola, lavoro) e il destino del nostro paese in un contesto globale nel quale l'Islam ha voce in capitolo, non c'è dubbio. Il contributo dei Sufi in queste dinamiche è basilare, anche se penso che dovrebbero avvicinarsi ulteriormente tra di loro e agli altri non-sufi. Vogliamo che si sappia che ci siamo anche noi, cittadini italiani e immigrati, musulmane e musulmani praticanti, né radicali né fondamentalisti, né laici né agnostici. Penso che sia ora di trovarsi con gli altri e di collaborare, naturalmente, con coloro che ci accettano come tali, senza esclusioni dogmatiche, o politiche, e puntare ad un'organizzazione alternativa orizzontale, per poter finalmente alzare quella bandiera senza la quale veniamo divisi e non considerati per niente. All'Islam in Italia ci teniamo e non ci faremo né schiacciare dalla prepotenza né annullare dalla non-curanza! Ali Shutz (da www.musulmaniditalia.com) --------------------------------------------------------------------------------
Faïza Guène, Kif kif domani, Milano, Mondadori, 2005 (in allegato trovate un'intervista all'autrice tratta da Stilos).
Leila Djitli, SophieTroubac, Lettera a mia figlia che vuole portare il velo, Piemme, 2005 (in allegato trovate una breve recensione tratta da Le Monde diplomatique / il manifesto).
7. Infine, riguardo alle prossime iniziative, vi segnaliamo il XIX convegno dell'Afemam, Musulmans d'Europe et d'ailleurs - Gens d'ailleurs en terres d'Islam, che si terrà a Strasburgo dal 7 al 9 luglio prossimo. Per maggiori informazioni vi suggeriamo di visitare il sito: http://www.afemam.org.
Inoltre, vi informiamo che nel quadro del Seventh Mediterranean Social and Political Research Meeting è previsto un workshop su Public debates about Islam in Europe: Why and How 'Immigrants' became 'Muslims' coordinato da Stefano Allievi e Martin van Bruinessen. Informazioni sul convegno che si svolgerà a Firenze e Montecatini Terme dal 22 al 26 marzo 2006 sono reperibili sul sito: http://www.iue.it/RSCAS/Research/Mediterranean/mspr2006/Index.shtml, mentre la descrizione del workshop la trovate, oltre che sul web (http://www.iue.it/RSCAS/Research/Mediterranean/mspr2006/pdf/WS12.pdf), anche in allegato. Di seguito, invece, riportiamo l'abstract.
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WORKSHOP ANNOUNCEMENT AND CALL FOR PAPERS Public debates about Islam in Europe: Why and How ' Immigrants' became 'Muslims' ISIM-supported workshop at the Seventh Mediterranean Social and Political Research Meeting, Florence and Montecatini Terme, 22-26 March 2006 Convenors: Prof. Stefano Allievi (Università di Padova) and prof. Martin van Bruinessen (ISIM) Registration through the website of the Mediterranean Program of the
European University Institute: ABSTRACT The official deadline for applications is 15 July 2005, but due to the late announcement the convenors will be lenient towards applications that are a few weeks late. Stefano Allievi and Martin van Bruinessen --------------------------------------------------------------------------------
Un cordiale saluto.
Stefano Allievi e Daniela Melfa
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