Osservatorio Islam-Europa

a cura di Stefano Allievi, Daniela Melfa e Gennaro Gervasio


21. novembre 2006

Carissimi,

apriamo questo numero dell'Osservatorio con la notizia, non recente ma singolare, dell’atto di vandalismo di fine luglio scorso contro una moschea a Sanremo. Ci sembra, infatti, importante da una parte denunciare un gesto discriminatorio e intollerante, dall’altra rilevare, come fa in parte Michele Serra nel commento in allegato, il paradosso di apporre delle svastiche sui muri di una moschea quando i musulmani non solo sono spesso accusati di antisemitismo, ma hanno anche accostato di recente le stragi naziste a quelle israeliane.

A questo proposito, invece, segnaliamo anzitutto la pagina incriminata: Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane (http://www.pasti.org/ucoii.html).

Proponiamo poi un’intervista di Eleonora Mertini a Renzo Guolo (il manifesto, 31/08/2006), Islam italiano, una strada ancora tutta in salita. Secondo Guolo, l’Ucoii ha risposto a una pressione delle proprie comunità territoriali di riferimento, il cosiddetto “islam delle moschee”, che chiede di prendere posizione sulle questioni internazionali, in particolare su Israele visto come una sorta di nemico permanente: una maniera insomma per rilegittimare la leadership.

Toni duri verso l’iniziativa dell’Ucoii hanno Marco D’Eramo in un commento pubblicato sempre su Il Manifesto, Alzhaimer storico, e Khaled Fouad Allam su Repubblica, L'obiettivo dei falchi.

Una critica fraterna e ragionante all’Ucoii viene invece da “ildialogo.org” che definisce l’iniziativa “un tragico errore di comunicazione” (http://www.ildialogo.org/editoriali/editoriale21082006.htm).

Un’altra notizia che merita attenzione ci sembra la legge approvata nel land tedesco dello Schleswig-Holstein che stabilisce, a partire dal gennaio 2007, il divieto di esporre in classe il crocefisso e di indossare simboli religiosi come il velo islamico o le croci da catenina da parte di studenti e insegnanti.

A questo sito c’è un articolo de L’Unità: http://www.feltrinelli.it/FattiLibriInterna?id_fatto=7273.

Per ultimo, proponiamo il testo dell’intervento di Benedetto XVI all’Università di Regensberg del 12 settembre scorso (http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2006/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20060912_university-regensburg_it.html) e la lettera aperta di 38 personalità musulmane a Benedetto XVI (http://www.islamicamagazine.com/online-analysis/open-letter-to-his-holiness-pope-benedict-xvi.html).

Sul tema vi trasmettiamo anche gli articoli di Renzo Guolo, Il difficile dialogo tra le religioni, e di Marco Politi, Lo strappo di Ratzinger, che sottolinea quanto l’atteggiamento dell’attuale Papa nei confronti dell’islam sia diverso rispetto a quello di Giovanni Paolo II, nonché due commenti di area arabo-islamica alla lezione del Papa: il primo, The Mistakes of the Pope and the Mistakes of the Muslims (pubblicato online il 24/09/06), http://www.qantara.de/webcom/show_article.php/_c-478/_nr-503/i.html, del giornalista di al-Jazira Khaled Hroub che è pure direttore del Cambridge Arab Media Project; il secondo, un articolo dello studioso Faisal Devji, Between Pope and Prophet, pubblicato da OpenDemocracy il 26 settembre, http://www.opendemocracy.net/faith-europe_islam/pope_prophet_3940.jsp.


Del discorso del Papa, sottolineiamo tre passaggi che ci sembrano significativi perché toccano alcuni nodi cruciali del rapporto tra cristianesimo e islam, e più in generale tra mondi occidentale e musulmano. Passaggi che nella foga polemica sono stati sottaciuti, ma che meriterebbero una riflessione approfondita.

Anzitutto Benedetto XVI sostiene che la fede cristiana, a differenza di quella islamica, è strettamente legata alla ragione, poiché il cristianesimo ha assorbito il meglio del pensiero greco; secondo l’insegnamento musulmano, invece, Dio è assolutamente trascendente e dunque svincolato da tutte le categorie umane compresa quella della ragione; Ibn Hamz, prosegue il Papa, “went so far as to state that God is not bound even by is own word, and that nothing would oblige him to reveal the truth to us. Were it God’s will, we would even have to practise idolatry”.

In secondo luogo, Benedetto XVI sottolinea, riprendendo un tema a lui caro, che la convergenza tra fede cristiana e investigazione filosofica greca, su cui si è innestata successivamente l’eredità romana, ha creato l’Europa e rimane il fondamento di ciò che può essere correttamente chiamato Europa.

Infine, rivendicando, l’applicazione della ragione alle questioni religiose, evidenzia i limiti della coscienza individuale in termini che rinviano, secondo una visione dicotomica ed essenzialista delle culture oggi assai diffusa, a una concezione più propriamente islamica: “The subjects then decides, on the basis of his experiences, what he considers tenable in matters of religion, and the subjective ‘conscience’ becomes the only arbiter of what is ethical. In this way, though, ethics and religion lose their power to create a community and become a completely personal matter. This is a dangerous state of affairs for humanity”.


Riguardo, infine, alle pubblicazioni, segnaliamo:

Khaled F. Allam,

La solitudine dell'Occidente

Rizzoli, 2006, pp. 215, € 17.00

Non più scontro o crisi di civiltà, ma incontro delle diversità: è questo il passaggio cruciale di un Occidente che deve fare i conti con le proprie identità multiple e imparare a comprendere la complessità anziché combatterla. Khaled Fouad Allam, da sempre cittadino di due mondi, si pone alla confluenza tra queste identità e dal suo punto di osservazione privilegiato fa spaziare lo sguardo su luoghi ed eventi, sentimenti e umori dei nostri tempi: da Trieste a Qom, da Gerusalemme alle banlieues parigine, dalla rivoluzione iraniana del 1979 alla guerra in Iraq, dall'11 settembre al trionfo di Hamas nelle ultime elezioni palestinesi. La testimonianza diretta del proprio vissuto - l'infanzia in Marocco, i viaggi, il lavoro di giornalista, docente e parlamentare in Italia - si intreccia alla denuncia degli stereotipi e dei luoghi comuni che segnano la nostra comprensione di nodi problematici fondamentali quali la questione femminile; la separazione tra legge civile, morale e religiosa; l'uso ideologico dei concetti di gruppo etnico e comunità. "La questione per i musulmani oggi è come essere musulmani d'Occidente" osserva Fouad Allam, e mostra con il proprio esempio che la nostra cultura può essere rideclinata alla luce di una sensibilità e di un'esperienza provenienti dal mondo musulmano. Per questo riprende e interpreta nozioni cardine del pensiero occidentale quali Europa, civiltà, progresso, multiculturalismo, integrazione, che oggi più che mai chiedono di essere riformulate.

Tariq Ramadan,

L' Islam in Occidente. La costruzione di una nuova identità musulmana

Rizzoli, 2006, Coll. Osservatorio straniero, pp. 333, € 14,00

Presentato da "Time" come uno dei cento protagonisti del dibattito politico internazionale, Tariq Ramadan è un intellettuale carismatico e controverso. Autore di testi imprescindibili per chi voglia capire l'Islam di oggi, con questo libro ha dato vita al suo saggio più importante, incentrandolo sul coraggioso progetto di un'identità islamica che guardi a Occidente, capace di assorbire e valorizzare il duro e fruttuoso impatto con una cultura diversa, spesso percepita come un'autentica minaccia. Eppure in Europa e negli Stati Uniti vivono ormai da anni milioni di musulmani, non più immigrati, ma autentici cittadini con esigenze e aspirazioni legittime. Scongiurando il rischio di un volontario isolamento, Ramadan illustra un percorso riformista che, accantonata la difesa a oltranza della diversità, sappia coniugare la salvaguardia spirituale dell'Islam e le dinamiche sociali di un mondo moderno e secolarizzato. Così, mentre riconosce il diritto dei musulmani a frequentare scuole confessionali, Ramadan si chiede quanto sia saggio esercitare quel diritto; e ricorda alle ragazze che, di fronte alla scelta tra andare a scuola e indossare il velo, è la scuola che dovrebbero scegliere. I musulmani che vivono nei Paesi occidentali devono rivendicare il loro ruolo di cittadini, riconoscendo la fondamentale autonomia della sfera legislativa da quella religiosa, guardando al Corano senza trascurare gli esiti più maturi della riflessione politica contemporanea.

Marinette Pendola (a cura di),

L'Alimentazione degli Italiani di Tunisia

Ambasciata d’Italia (Tunisi) – Edizioni Finzi, Tunisi 2006, pp. 359

È questo il quinto volume del Progetto della Memoria, dedicato alla cultura culinaria degli italiani di Tunisia fra la seconda metà del XIX e la prima metà del XX secolo.

Il libro, curato da Marinette Pendola, scrittrice, presenta diversi contributi di ricercatori ed un ricco e commentato ricettario con ben 276 ricette.

Il cibo, più di ogni altro ambito umano, si presta agli incroci ed alle contaminazioni e per quanto paradossale possa apparire, l’identità più profonda alla quale un individuo appartiene si rivela nello spazio limitato del proprio piatto.

Indice
Prefazione, Arturo Olivieri

Introduzione, Marinette Pendola

L’alimentazione degli italiani di Tunisia, Marinette Pendola
Alimentazione e economia
Fatica e orgoglio in un bicchiere di vino. Viticoltori italiani nel protettorato tunisino, Daniela Melfa

Cucina e generi alimentari attraverso i giornali, Nadia Neji

L’influenza della cucina italiana
Note sugli italianismi nell’arabo tunisino relativi alla cucina e all’alimentazione, Barbara Airò

La cucina italiana nella ristorazione tunisina, Giorgia Gritti

La cucina che unisce, Ahmed Somai

La cucina italiana nei ricettari tunisini, Marinette Pendola

Alimentazione e scrittura
I quaderni di casa, Marinette Pendola

Una cena futurista a Tunisi, Marinette Pendola

Le testimonianze
Un pioniere dell’industria conserviera tunisina, Daniele Passalacqua

Sfingi, cuccìa e tè alla menta, Giovanni Ilardi

Pane e nostalgia, Marisa Impellizzeri

La cucina dei livornesi tunisini, Elia Boccara

Ricettario
Premessa, Marinette Pendola

Antipasti

Primi piatti (brodi, minestre, pasta, cuscus, riso)

Secondi piatti (pesce, carne, uova e frittate varie)

Verdure

Pane, Pizze e altre Delizie

Dolci e Liccumìe varie

Conserve

 

Un cordiale saluto.

Stefano Allievi, Daniela Melfa e Gennaro Gervasio